Caroline Vigliani - On the road to Whistler

Difficile da trovare

(AKA Dancin’ with her)

Le note di Glory Box le accarezzavano i capelli, sussurri struggenti di un’eco lontana. Piegai un poco la testa verso il basso per lasciarmi catturare dal flusso. Sentivo il calore delle mani leggere, appoggiate sulle mie. Sentivo il profumo della criniera ondulata. Muovendomi con estrema cautela, allontanai il mio corpo, per guardarla, lasciando le mani esattamente dov’erano, appoggiate sotto le sue. La guardai ondeggiare delicatamente, incorniciata dalle mie braccia che si distendevano a poco a poco. Le sue palpebre coprivano pudicamente lo sguardo mentre, con una leggera pressione verso l’alto, la mano sinistra guidava la mia destra a farle da perno. Seguii quel movimento di fiamma avvolgente, lungo l’arco dorsale, lungo la curva dei fianchi fino alle caviglie leggere; fino a quando intravidi il profilo da cleopatra riemergere attraverso le ciocche laterali. E poi gli occhi. Mi scrutavano dal basso verso l’alto mentre si girava verso di me, inevitabili, disarmati, disarmanti—come quelli di chi si presenta all’incontro con il proprio destino, un attimo prima della fine.

E li incontrai e mi ci persi. E mentre affondavo in quel verde impenetrabile, immobile—liscio e senza tempo come la superficie di un lago di montagna—rividi tutto.

Tutto quello che non ti ho mai detto sta in un posto difficile da trovare mi disse una volta bisogna scavare certo anche con le mani perché non c’é spazio per maneggiare gli attrezzi é in un cunicolo e la terra é umida e compatta e si conficca sotto le unghie e tu scavi e ti arrabbi e prendi a pugni le pareti ma non serve a niente perché nessuno verrà ad aiutarti tu devi scavare puoi soltanto scavare

E la sua mano sotto il tavolo del ristorante durante la prima cena con i suoi genitori la sua mano a coprire la mia il flusso di una marea calda e rassicurante che risaliva piano il mio corpo regolando dapprima il battito del polso per poi distendermi i muscoli delle braccia e le spalle fino al collo e irradiarmi nel petto una calma e irrazionale euforia it’s always been you Omie già Omie mi chiamava e io che avrei provato una vergogna pazzesca se chiunque altro mi avesse chiamato a quel modo invece con lei mi lasciavo andare ad un sorriso un po’ sbilenco che sfigato pensai quella volta al mio primo chiamiamolo così pranzo d’affari quando mi sedetti al posto sbagliato di fianco al boss e Donnie Barrymore mi lanciava occhiate stralunate e il boss si grattava dietro l’orecchio la testa rasata per nascondere la calvizie incipiente e io pranzai cercando di tenere il busto obliquo rivolto verso di loro seduti sobriamente di profilo per sottolineare con la mia postura quanto davvero li rispettassi e non ho mai capito cosa bisognasse fare in circostanze come quelle o meglio teoricamente mi sembra di averlo capito ma ogni volta che mi ci trovo proprio all’ultimo momento qualcosa un movimento un dettaglio mi fa andare in corto circuito e gli schemi saltano e io faccio esattamente l’opposto di quello che mi ero prefisso che ansia mi dico ogniqualvolta succede ogniqualvolta mi sento al posto sbagliato al momento sbagliato come quando mia madre mi iscrisse al corso di chitarra per rendermi più socievole e dinamico e il professore di chitarra si imbestialiva perché non andavo a tempo lui batteva con una maledetta penna stilografica sul tavolo un rumore nitido e secco senza strascichi regolare assoluto e puntuale come la morte e io avrei fatto di tutto per seguirlo e far finire il prima possibile quella tortura ma cazzo non potevo farci niente quel battito implacabile mi faceva paura era come se sobbalzassi e scartassi di lato per evitarlo costi quel che costi e lui mi guardava con occhi di brace quello stronzo e continuava a battere e io mi dicevo che se deragliavo completamente forse avrebbe finito per darci un taglio ma lui niente continuava a battere sul tavolo e a guardarmi torvo e spietato e quando mi chiedevo cosa potessi inventarmi mentre pensavo a quale tipo di miracolo fosse necessario per farla finita a quel punto senza la minima avvisaglia esplodeva

Un grido di rabbia é qualcosa di estremo tuonare si dice quel tale tuonò di solito si tratta di un uomo ma una donna può avere lo stesso effetto se soltanto lo vuole eppure tuonare non é la parola giusta é troppo nobile e romantica ricorda la furia degli elementi ma un grido di rabbia non é nobile e io lo so perché mi é capitato di gridare un certo numero di volte un grido di rabbia é puro desiderio di sopraffazione può essere giustificato o giustificabile ma non ha nulla di nobile o romantico e le budella sembravano dissolversi e i rumori erano come ovattati persino le urla erano coperte da un fischio sommesso ricordo distintamente quella duplice sensazione fischio e budella quella sensazione e lo schizzo di saliva che gli partiva puntualmente dalla bocca ogni volta che esplodeva come una scheggia collaterale e invece di venirmi a colpire con il resto della proiezione vocale gli si appendeva al labbro inferiore e lì penzolava come un grumo compatto come una mosca avvolta in una ragnatela mossa dal vento

Venti venti ventidue anni é presto per andartene sei sicuro che é quello che vuoi me lo chiese con gli occhi socchiusi come per mettermi a fuoco in quei momenti mi sentivo disarmato e il nostro era un rapporto particolare lui continuava a definirmi il suo migliore amico ma erano anni ormai che ci frequentavamo di rado c’erano le telefonate-fiume quelle sì con mio padre che alzava puntualmente gli occhi al cielo e si chiedeva cosa ci stessi a fare per ore al telefono col Nando invece di uscire a caricare come diceva lui che era un pragmatico resti ore e ore a discettare ma a discettare su cosa ti atrofizzi a forza di parlare parlare e parlare alzare gli occhi al cielo la prima volta che lo feci dopo un’osservazione di mio padre e lui mi vide e io vidi che mi vide mi sentii morire avevo una decina d’anni e nessuno mi aveva detto che un giorno sarebbe potuto succedere cioè che avrei reagito a quel modo che sarebbe stato più forte di me eravamo invitati a pranzo a casa di amici e non ricordo cosa mi disse precisamente ma ricordo che vinto dall’esasperazione mi lasciai andare fu una liberazione che sapevo avrei pagato a caro prezzo e lui strinse le labbra e dilatò gli occhi ma non li spalancò quanto mi ci sarei aspettato non diventò paonazzo come quando lo mandavo in bestia di solito e la cosa che mi disorientò di più fu che non mi disse nulla di particolare neppure un avvertimento implicito di quelli che non potevo fraintendere come quando al ristorante con i suoi colleghi mi feci riempire il piatto di gnocchi al sugo e quando non ebbi più fame mi premurai di rimettere quelli che restavano nel vassoio in porcellana a casa si faceva così con gli avanzi a parte il fatto che non usavamo un vassoio in porcellana e oltretutto nessuno se ne sarebbe accorto se una lentigginosa seduta di fianco a me che doveva chiamarsi Federica o Margherita non avesse richiamato l’attenzione generale mettendosi a strillare neanche fossi stato un appestato ecco quella volta mio padre lasciò platealmente intendere che ne avremmo riparlato a quattr’occhi anche se poi una volta a casa non ne fece nulla invece la domenica in cui sbuffai lasciando partire gli occhi verso l’alto proprio nel silenzio generale al momento di sedersi a tavola lui niente giusto una stretta di labbra e un’espressione un po’ irritata niente di quanto mi sarei potuto aspettare e a quel punto non sapevo come più come comportarmi mi sentivo un ladro vile e fortunato che l’ha sfangata ingiustamente non era possibile cavarsela così senza che seguisse una punizione terribile e sacrosanta era quello che avevo dedotto fin da quando alle elementari ci alzavamo in piedi per dire la preghiera e Emilio Righetti sghignazzava perché aveva appiccicato la cicca masticata sulla sedia della vicina e la maestra si incarogniva perché sapeva che Righetti ne aveva combinata una ma non lo aveva colto sul fatto e allora gli diceva se io non ti ho visto puoi star certo che Dio lassù ti ha visto e quelle erano affermazioni che non davano scampo tanto sembravano inoppugnabili allora potevo sghignazzare quanto volevo con Righetti ma non appena sentivo una frase del genere mi fermavo di colpo come davanti a una sentenza un memento mori come quella scritta Zeus ti vede che tappezzava i muri di Barriera di Milano con l’occhio che ti guardava da dentro un triangolo tutta roba che per quanto mi costasse ammetterlo mi turbava perché in fondo era incontestabile che io e Righetti meritassimo di essere puniti se facevamo andare gli adulti fuori dai gangheri a quel modo era nell’ordine delle cose e non avevo spiegazioni più convincenti sottomano chissà nessuno si era mai sentito in dovere di parlarmi dell’adolescenza allora a dieci anni mi aspettavo una punizione adeguata per aver mancato di rispetto a mio padre semplicemente perché quella era l’unica soluzione possibile e il fatto che lui non sembrasse volersene occupare personalmente faceva tutto tranne che tranquillizzarmi Nando invece aveva un altro modo di vedere le cose che c’é di male ad essere un ladro mi ripeteva un ladro non fa altro che rubare quello che in realtà é già suo di diritto a me sembrava uno sbruffoncello facile parlare così quando papà ti paga vitto e alloggio più gli extra ti parli addosso gli facevo seccato ma lui scrollava le spalle e scuoteva il capo con un sorrisetto rassegnato come se proprio non volessi capire mai capito come riuscisse a farsi rispettare al liceo con quel suo fisico paffutello e quel suo essere agli antipodi di tutto ciò che qualsiasi adolescente avrebbe definito fico il fatto é che osava tener testa a chiunque anche ai più duri e li prendeva in contropiede con quel suo sguardo acquoso e i suoi modi anacronistici potevi scambiarlo per un dandy uscito da un romanzo di Fitzgerald non fosse stato per la noncuranza ostentata nei confronti della linea un concetto per lui privo di senso che sottolineava puntualmente con una smorfia ma quale linea diceva sfido chiunque a trovare due persone capaci di disegnare la stessa linea tu voi vi parlate addosso un personaggio talmente improbabile che nessuno a scuola poteva permettersi di prenderlo sul serio e quello era il suo punto di forza farsi sottovalutare mai sottovalutare i rischi di un cambiamento radicale mi disse lentamente soppesando le parole e fu come una pugnalata a tradimento lui ci era andato a studiare all’estero perché io avrei corso più rischi di lui eppure eppure qualcosa mi diceva che come sempre aveva ragione lui lui che guardava i fornitori di San Salvario dritto negli occhi e che si era pagato un’escort di lusso a vent’anni per entrare ad una serata di scambisti quando si trattava di me sapeva mostrarsi estremamente ragionevole ti mancano ancora sette esami più la tesi mi diceva finirai soltanto per perdere tempo so come funziona incredibile quanto lo trovassi persuasivo sei un tipo sveglio uno dei più svegli che conosca insisteva la tua fragilità é soltanto l’altra faccia della medaglia non dico che succederà attenzione ma rischi di finire aspirato dal turbine le uscite si susseguono e tu perdi il conto le serate cominciano tutte allo stesso modo ma possono finire in situazioni parecchio improbabili dai retta ad un coglione che ci si é trovato solo per strada alle cinque del mattino con due zoccole che si lanciavano le scarpe afferrandole per il tacco come fossero accette e un tossico in k-way quaranta chili bagnato che mi collassava tra le braccia no finirai aspirato dal vortice oppure sarai obbligato a chiuderti in te stesso in ogni caso é tempo sprecato e poi e qui calava con apparente distacco l’argomento fatale so che hai bisogno di spazio ma i tuoi sono brave persone e dovresti andarci piano se puoi loro a te ci tengono parecchio solo un bugiardo lo negherebbe naturale che vogliano proteggerti e poi mi finiva lasciando affiorare il suo sorriso scanzonato pensa che la loro voglia di proteggerti é grande quasi quanto la mia

Nando il Nando

La verità é che mi sentivo lusingato ogni volta che qualcuno mi diceva cose del genere lusingato e fortunato che avevo fatto di tanto speciale per meritarlo eppure quando spedii la domanda di iscrizione all’università di Nanterre senza nemmeno controllare se tutte le carte fossero in regola provai un senso di calma fu sorprendente come se dentro di me tutto fosse nitido e immobile e al tempo stesso perfettamente allineato ad un centro di gravità fino a quel momento sconosciuto mi sentivo per la prima volta saldo e intoccabile esente da responsabilità come un chirurgo prima di un’operazione riuscita di che stupirsi allora se quando ricevetti la lettera di ammissione impacchettare il necessario e andare senza voltarmi sembrò la cosa più naturale

Naturale voltarmi andare ero andato da Hogan’s convinto di svoltare quella sera in cui pioveva e il centro era ingolfato di macchine tutti su di giri a prepararsi per la serata clacson che suonavano senza tregua e naturale che anch’io fossi su di giri erano giorni che le giravo attorno cerchi concentrici o qualcosa del genere non che avessi una strategia precisa ma lei ricambiava i mei sguardi gli occhi sensuali e impenetrabili di chi sa di avere in mano le carte giuste di chi soprattutto sa come si gioca quella sera era la sera giusta per giocare me lo ripetevo appena entrato mentre mi facevo strada verso il bar senza precipitarmi mi lasciai scivolare tra i colleghi fino al gruppo che si era formato vicino a lei sorridevo a destra e a sinistra e la serata prometteva davvero e lei sembrava pienamente a suo agio mentre parlava con quella collega che mi era sempre sembrata piuttosto anonima la ascoltava con estremo interesse senza dar l’impressione di aver notato la mia presenza ma quando mi inserii nella conversazione sfruttando uno di quei momenti di inerzia generale in cui la situazione si ridefinisce e si ridistribuiscono le carte lei accolse il mio sguardo con il sorriso di chi mi aspettava da un pezzo un sorriso talmente naturale che non si preoccupò nemmeno di dissimularlo e lasciò che fissassi il mio sguardo nel suo e lo sostenne e non lo lasciò per un tempo che mi parve passare in fretta anche se era stato abbastanza lungo da fare svicolare Nora mi sembra si chiamasse sì era una brunetta con le gambe muscolose e gli occhi cupidi che rispondeva con un risolino stridulo a qualsiasi abbozzo di conversazione e mi chiedevo come avesse fatto Betsy ad ascoltarla per tutto quel tempo per quanto mi riguarda anche solo cinque minuti sarebbero stati un’eternità ma in fondo che importava la nostra conversazione era un ondeggiare di sorrisi e sguardi così intensi da scoraggiare persino il più ostinato dei terzi incomodi evidentemente Nora si era fatta cogliere di sorpresa era troppo occupata a sgranare banalità con un’espressione gasata come se Betsy le prestasse davvero attenzione per accorgersi che mi stavo avvicinando avrei pagato per vederla mentre si eclissava cercando di salvare la faccia e comunque sul momento nemmeno mi resi conto che era andata non volevo perdermi quegli occhi scuri e il fremito che li attraversava nemmeno per un istante puoi scusarmi solo per un istante mi chiese con un apologetic smile appoggiandomi la punta delle dita sulla mano che teneva la pinta vuota da un pezzo e come non scusarti pensai arricciando il naso in una una smorfia di circostanza e certo fare una pausa non era una cattiva idea mi rendevo conto di essere piuttosto stremato mentre ripassavo mentalmente le espressioni che si erano disegnate sul suo viso leggere penetranti e inequivocabili era una tensione sfibrante e irrinunciabile se solo avessi potuto avrei rivissuto quei minuti ancora ancora e ancora centinaia di volte ancora la immaginai pronunciare sì ricordo che la immaginai pronunciare quella parola ancora mentre mi diressi in stato di esaltazione appena dissimulata verso il banco per riprendermi una Guinness i colleghi sembravano aver notato che ero su di giri e mi rivolgevano sorrisetti sgamati di quelli che tra maschi indicano una tacita approvazione e una buona dose di invidia non che le loro allusioni mi lasciassero indifferente ma in quel momento avevo soprattutto bisogno di rinfrescarmi prima di ritrovarla e ancora mi vedo indugiare al banco per un momento abbastanza lungo da non farmi sembrare troppo impaziente e voltarmi con naturalezza per avere il quadro della situazione e preparare con calma le prossime mosse la mossa possibile era una sola un gesto così semplice e ovvio da sembrare a tutti gli effetti irrealizzabile guardare altrove guardare con finto e improvviso interesse un qualsiasi punto della sala che non fosse quello in cui si trovava lei avvinghiata a David Copperfield come lo chiamavano tutti in ufficio personaggio languido senza zigomi né mento gli occhi gonfi e lo sguardo regolarmente annoiato un tipo su cui non avrei scommesso un centesimo e devo ammettere che ci si avvinghiava con un abbandono dolce e sensuale di cui non l’avrei creduta capace nemmeno nelle mie fantasie più ottimiste e proprio mentre stordito dagli eventi non potevo a fare a meno di notare la mano socchiusa appoggiata sul petto di lui ricordo che cominciai ad avvertire quella fitta ficcante e precisa che sarebbe diventata più acuta con il passare dei minuti sapevi vero che Besty e Copperfield stanno insieme da un pezzo la voce strozzata dall’eccitazione si era avvicinata con estrema prontezza e mi squadrava avida non voleva perdersi una briciola di quel mio grandioso e lento naufragio sotto le luci dei riflettori incredibile come in quel preciso istante avessi la netta percezione di come tutto ciò sarebbe rimasto un ricordo indelebile la scioltezza e il semi-stato di grazia delle ultime due ore erano svaniti pfffff via volatilizzati allora mentre provavo a ricomporre dentro di me il mosaico dei segnali che avevo erroneamente interpretato nelle ultime settimane cercando contro ogni ragionevole logica di dare un senso a quanto stava accadendo una sola amara certezza si dilatava col passare degli istanti mi ero ritagliato una fama di absolute loser che mi avrebbe seguito per un tempo difficile da quantificare e in quel momento di pensieri lugubri in quel momento in cui la disfatta appariva per quello che era totale Nora mi stava pur sempre dando una mano perché le sue chiacchiere martellanti mi esentavano per lo meno dall’obbligo di andare oltre qualche frase di circostanza pronunciata con un sorrisetto assente assenza assenza l’assenza di emozioni e di passioni era tutto quel che chiedevo in quel momento spezzare il ciclo continuo di morti e reincarnazioni martellava il Nando nella sua fase vedantica devi liberarti squarciare il velo dell’illusione frasi che mi lasciavano ancora una volta perplesso situazioni equivoci che si ripetevano immancabilmente sempre la stessa musica altro che morti e reincarnazioni e in tutto questo la voce fuori campo di Marsellus Wallace risuonava dentro di me come un fischio in sottofondo eri quasi arrivato ma non ce l’hai mai fatta e se dovevi farcela se te ne fregasse qualcosa ce l’avresti già fatta ripeteva la vicina di casa che mi dava ripetizioni di matematica appena tre anni più di me ma sembravano molti di più occhi marmorei che mi guardavano dibattermi ma poi cosa vuol dire farcela fare cosa e per andare dove

Give me a reason to be

Voce di Beth Gibbons che mi accarezza da lontano grida di gabbiani e sole pomeridiano al porticciolo di Howth bambini che gettano pane alle foche odore di mare e profumo di rododendri e il sentiero sulle scogliere percorso in fila indiana col Nando riluttante che ruminava amaro su ferite sentimentali vento e schiuma e l’urlo del mare in fondo allo strapiombo non é con te che dovrei essere qui mi disse girandosi di scatto come se fossi io il responsabile dei suoi tormenti ma avrebbe potuto produrre mille capi d’accusa far leva come non mai sui miei sensi di colpa quel pomeriggio non avrei abboccato era il 10 di aprile sì l’aria era leggera e i fiori di rododendro vibravano nel verde e mentre il mio sguardo si posava sulla distesa scintillante al largo del promontorio sentivo inspiegabilmente di essere al posto giusto e arrivato in fondo al sentiero accarezzato e sostenuto dal vento incurante delle recriminazioni del Nando la riconobbi immediatamente

a woman

sorpreso di non essere sorpreso al vederla in compagnia di amici che non avrei potuto notare io che in quella strana settimana in missione l’avevo intravista solo una volta e ti andrebbe le chiesi visto che il mio amico perché no rispose dopo tutto anche loro e il suo sorriso era solare e insondabile e da sempre bastava a se stesso

I just want to be a woman

come ora che lo incontro guardandola negli occhi mentre scavo nel buio del cunicolo più angusto

Immagine di copertina: On the road to Whistler, mountain reflection in a lake (British Columbia, Canada – 2014) – © Caroline Vigliani

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